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Notizie certe sulla viabilità si hanno con l’avvento della dominazione Longobarda, con la realizzazione della Romea Nonantolana, che in parte ripercorreva tratti di tracciati romani caduti in disuso. L’importanza di questo collegamento è testimoniata dalla costruzione del monastero e ospizio avvenuta intorno all’anno 750 a Fanano e degli altri ospizi presenti sul percorso.

VIA DI RIPI (Ripi Way) – The Lombard rule introduced reliable news on viability, particularly after the Romea Nonantolana – a road partly retracing Roman routes fallen into disuse – was finalised. The importance of this connection is attested by the construction of a monastery and several hospices, which took place around year 750 AD in Fanano and beyond.

 

Il tabernacolo de “LA VERGINETTA”.

Verginetta nei pressi del Ponte della Verdiana

Verginetta nei pressi del Ponte della Verdiana

La Madonna dei Pazzarelli, antichissima edicola, rappresenta una Madonna con Bambino. In basso una epigrafe recita Casetta dei Matterelli.

TABERNACOLO “La Verginetta” (tabernacle “La Verginetta”) – the Madonna of Pazzarelli, ancient shrine, depicts a Madonna with Child. At the bottom, an inscription reads Casetta dei Matterelli (Little House of Crazies).

GROTTA 1

Scendendo verso Mammiano, si incontra la Grotta di Macereti, descritta da Massimo d’Azeglio nel suo libro ‘Niccolò de’ Lapi’, lo scrittore vissuto nel XIX secolo suppone che la grotta fu rifugio di Lisa de’ Lapi, e che lì morì.

“Nel 1580, vale a dire 50 anni dopo l’assedio di Firenze, alcuni cacciatori cercando i gioghi sopra S. Marcello, giunsero ad un luogo nascosto tra le rupi aride, pieno di sassi, desolato e selvaggio, ove molte caverne entrano ne’ fianchi del monte senza che si sappia ove vadano a riuscire. In questa solitudine, detta in sin da oggi Macereto (forse per le macerie che l’ingombrano) costoro trovarono una vecchia coperta di vilissimi panni, non però luridi e negletti, come suol portarli chi per mestiere è mendico. I capelli, sciolti e lunghi insino al ginocchio, le scendevano dal capo spandendosi tutt’intorno sulla persona quasi un velo da’ argento. Il viso pallido e macilento; lo sguardo basso e doloroso. Era ginocchioni sulla entrata da’ una di quelle spelonche, innanzi ad una croce fatta rozzamente di due rami di castagno tenuti insieme da una vermena di vinco. Non si mosse e non si volse al giunger de’ cacciatori, che fermatisi a considerarla maravigliati e riverenti, udirono che tratto tratto sospirando diceva: – DIO MIO! DIO MIO! son tanti anni che piango per lui!… Gli avrai tu perdonato? – E rimasta muta qualche momento, ripeteva poi la sua preghiera, e sempre con le stesse parole. Ritrattisi costoro, s’ informaron da’ contadini dell’esser suo, ed udirono che dai più era tenuta una santa, ma nessuno seppe dire chi fosse o di dove fosse venuta. Narravano che, dopo avere inutilmente tentato di condurla a vivere nell’abitato, le avean accomodato un po’ di lettuccio in quella spelonca, ed or gli uni or gli altri le portavano di che campare. Un giorno poi finalmente la trovarono stesa sul suo lettuccio, bianca e fredda come un alabastro; e fatti certi che ella era passata, la seppellirono nel Campo Santo di S. Marcello”.

GROTTA DI MACERETI (Macereti Cave) – descending towards Mammiano, the Grotta di Macereti was described by Massimo d’Azeglio in his book ‘Niccolo de’ Lapi. The writer, who lived in the nineteenth century, assumed that the cave was refuge to Lisa de’ Lapi who subsequently died there.“In 1580, 50 years after the siege of Florence, hunters looking for yokes around S. Marcello came to a place hidden among arid cliffs, full of stones, desolate and wild, with caves without discernible egress sunk deep into the mountain’s flanks . In this solitude known today as Macereto (perhaps due to its cluttering rubble), they found an old blanket of vile cloth, yet not as dirty and neglected as that which may belong to a beggar. Her hair, loose and long down to her knees, spread around like a silver veil. Her face, pale and gaunt; her look, downcast and pained. She was kneeling at the entry of a cave before a cross made of two rough chestnut branches held together by a twig. She did not move and did not turn upon the hunters’ arrival, who stood astonished and reverent, hearing her sigh from time to time, saying: ‘MY GOD! MY GOD! I have cried for him for so many years! … Have you forgiven him yet?’ She would remain silent for a moment before repeating the same words again. After departing, the hunters inquired about her with peasants, who replied that she was held a saint of unknown origin and identity. After unsuccessfully trying to take her in, the villagers had installed a little bed in the cave where they would bring up food and drink. One day, they finally found her dead, lying on her bed white and cold as alabaster. She was buried in S. Marcello’s cemetery “.

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Vallelune e la riscoperta della fortezza di Castel di Mura – Cronaca – il Tirreno
di Gianni Lorenzi

SAN MARCELLO. Quando il progetto prese vita lo scorso anno sapevano che qualcosa di importante si nascondeva sotto quella vegetazione. Ma mentre i lavori di recupero andavano avanti, nessuno poteva immaginare che sotto quell’abbandono si nascondesse un tesoro archeologico di tale portata. Ora però si parla di ricerca di finanzianti per proseguire gli scavi e di una “Giornata del patrimonio culturale locale”, che investa i quattro Comuni della montagna per poter fare conoscere questo sito.

Si è concluso in questi giorni il progetto “Un tesoro sulla Montagna” che ha lo scopo di proteggere i paesaggi culturali della montagna pistoiese. Il sito di cui si parla è la fortezza di Castel di Mura, nei pressi di Lancisa, e l’associazione che ne è protagonista è quella guidata da Fabiano Fini: “Vallelune”. La conclusione dei lavori è stata presentata domenica pomeriggio nella cornice limestrina del Dynamo Camp, partner del progetto stesso. Il progetto vuole restituire alla fruizione della comunità locale e della collettività l’antico sistema viario e il sito della fortezza di Castel di Mura che fu la fortezza più importante della montagna superiore, edificata, secondo Domenico Cini, nel XIII secolo al centro di un crocevia di itinerari provenienti da Firenze e da Pistoia, da Lucca e da Modena, tanto importante da essere scelta come sede del Capitano della Montagna tra il 1358 e il 1361. Da sottolineare che il progetto ha visto il finanziamento (15.000 euro) del Cesvot, perché ritenuto, sotto l’aspetto ambientale l’unico al livello regionale degno di attenzione.

Ospiti della giornata, alla quale erano presenti decine di persone, il sindaco di San Marcello Silvia Maria Cormio, l’assessore alla cultura Alice Sobrero, il presidente del Cesvot Marcello Magrini, Sandro Danesi dell’Università di Piacenza, l’assessore Riccardo Vespesiani per il Comune di Piteglio e il consigliere di Cutigliano Debora Petrucci. A presentare il progetto e il suo divenire le archeologhe Cristina Taddei e Simonetta Lupi. «Per noi -ha detto Fini – è una grande soddisfazione aver aggiunto un risultato
così inaspettato e ancora molto c’è da scoprire. A breve, forse, grazie all’intervento della ditta “Ids” di Pisa, leader negli interventi di georadar, potremmo fare una sorta di “radiografia” per capire cosa è ancora nascosto e di conseguenza reperire i fondi necessari». (c.b.)

Poco prima di Mammiano è visibile anche la GORA DELLA VERDIANA. Il canale artificiale fu costruito nella prima metà del XIX secolo. Serviva per portare l’acqua dal torrente Verdiana (la presa era poco a valle del ponte di Spignana) alle ferriere di Mammiano Basso, alimentate fino ad allora dalle acque prelevate dal torrente Limestre.
Questa opera comportò l’insorgere di alcuni contrasti con la famiglia Cini che usava già le acque del torrente Verdiana per la cartiera della Lima.

GORA

LA GORA DELLA VERDIANA – La Gora della Verdiana is visible just before reaching Mammiano. This canal was built in the first half of the nineteenth century, and was used to carry water from the Verdiana creek (whose source was just downstream from the Spignana bridge) to the ironworks of Mammiano Basso, fed until that point by water taken from the Limestre river. Building the canal generated disagreements with the Cini family, who used the stream water to run the Lima mill.

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